
Il Pollenza
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Con la consulenza del “più rivoluzionario enologo del XX secolo” Giacomo Tachis Aldo Brachetti Peretti acquista barbatelle di cultivar bordolesi, fa tracciare sesti di impianto che sono sinonimi di qualità, reintroduce, tra i primi in Italia, le vasche in cemento per la vinificazione dei grandi rossi.
LA TENUTA
La tenuta si estende per più di 280 ettari nei Comuni di Tolentino e Pollenza, sulla Valle del Chienti, a 30 km dal Mare Adriatico e a 40 dalla dorsale appenninica. Reca l’imprinting del conte Aldo Brachetti Peretti, dalla metà degli anni Ottanta quando egli ne acquista un primo nucleo, composto dalla residenza Sangallesca del Cardinale Ascanio Parisani detta La Parisiana, i terreni e i boschi circostanti.
Negli anni la tenuta è stata progressivamente ampliata, inglobando case coloniche, antiche residenze e terreni, fino a ricomprendere una buona parte della proprietà dei principi Antici Mattei che dalla fine del Settecento l’avevano posseduta e frazionata e dai quali il Conte Aldo Brachetti Peretti l’acquistò.
Teatro di eventi storici anche cruenti (Battaglia di Tolentino il 2 e 3 maggio 1815 tra Gioacchino Murat e l’esercito pontificio), si presenta oggi come una campagna mite e avvincente, coltivata con evidente cura, grande impegno e tensione costante ad una produzione di eccellenza.
LA PASSIONE
ll vino si fa prima di tutto in vigna e per avere ottimi bordolesi uno dei segreti è saper scegliere il momento giusto per la vendemmia. Senza anticipo o ritardi. E poi raccogliere tutte le uve in pochissimo tempo. Cosa che infatti si verifica a Il Pollenza perché i grappoli giungono in cantina dai vigneti circostanti entro 15 minuti al massimo.
LA TECNICA
I vini vengono vinificati in vasche di cemento, costantemente monitorati, poi fatti maturare separatamente in barrique; assemblati poco prima dell’imbottigliamento, vengono infine lasciati in affinamento in bottiglia per un periodo che varia da vino a vino.
Tempi e tecniche sono stabiliti dall’enologo, costantemente teso ad ottenere un vino equilibrato bilanciando acidità, dolcezza, tannini ed alcol. Responsabili di questa ricerca della qualità ed eccellenza è oggi Carlo Ferrini, ritenuto nel 2007 il miglior winemaker dai critici americani, giunto a Il Pollenza proprio in quell’anno, coadiuvato da un team enologico interno.
UN ANGOLO DI BORDEAUX NELLE MARCHE
Ai seminativi si affiancano i vigneti di uve internazionali. Una successione di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Pinot Noir, Sauvignon Blanc, Syrah, ma anche degli autoctoni Montepulciano e Ribona. I sesti di impianto disegnano attraenti geometrie ed interfila che sembrano vie di fuga verso il cielo.
Terso in primavera, limpido e luminoso come in un quadro di Canaletto.
Cespugli di rose rosa, bianche e arancio scandiscono l’inizio dei filari: preziose sentinelle, usate per prevenire le malattie delle viti, concorrono alla bellezza del luogo, rendendo incantevole il paesaggio.
Vini in degustazione
- IL POLLENZA 2016 Rosso IGT Marche
- COSMINO 2017 Rosso IGT Marche
- Il PORPORA 2018 Rosso Marche IGT
- ANGERA 2024 Colli Maceratesi Ribona DOC
- BRIANELLO 2024 BIanco Marche IGT
- AB:P 2013 Metodo Classico 72 mesi VSQ pas dose ( Pinot Noir 100%)
- Porpora 2019 Marche I.G.T. Rosso
- Angera 2024 Bianco Colli Maceratesi DOC Ribona
- AB.P 2013 Il Pollenza Metodo Classico Pas dosè